domenica 23 marzo 2014

BY HAND, BY HEART!



E' successo di nuovo. Per fortuna, o per merito. O per alchimia.
Torino mi ha stupito di nuovo con il suo esprit creativo. Mi aveva già dato un assaggio il 2 marzo con San Salvario Emporium, dove ho scoperto alcuni fashion designer e artisti che mi hanno colpito particolarmente (il vestito a fiori e pappagalli di Rosaspina, giuro sarà mio! www.rosa-spina.com/woman/Dresses/Fantasy-dress-fiori-pappagalli-plisse-nero).
Ma oggi ne ho avuto la conferma.


Mix perfetto quello di BY HAND: location di tutto rispetto, che accoglie lo spirito creativo in una cornice di tutto rispetto (le sale juvarriane dell'archivio di stato di piazza Castello), manifestazione che si inserisce nel Voce del verbo moda, seconda edizione, poesia che nasce dal matrimonio tra l'artigianalità e la selezione, creazione sinceramente belle. Tutte. Davvero. Per nulla scontato.

Ho vagato per le stanze, ammirando le collezioni di abiti, gioielli, cappelli, borse, papillon, tutti rigorosamente in edizione limitata, in uno stato di composta meraviglia creativa.
Difficile fare differenze: ogni espositore, designer, stilista o atelier, aveva una caratteristica particolare con un estremo amore per il proprio prodotto ed una grande attenzione al dettaglio. Tutti il sorriso.
O almeno così mi è sembrato.

Vi segnalo alcuni brand che mi hanno colpito maggiormente: By Alis (www.byalis.it) di Forlì, con alcuni abiti fiorati super romantici, ed altri con delle sapienti scollature sulla schiena molto femminili. Comunque avrete capito che ho la passione per gli abiti a fiore, ereditata da mia nonna.





















Valentina Pesce
, www.valentinapesce.it, per le sue coloratissime borse di stoffa a pois.
Bottega Gazpacho, che nel suo laboratorio a Berlino realizza borse a mano in pvc riciclato, recuparando teloni pubblicitari e coperture di camion. L'idea non è nuova ma ogni borsa, ogni portafoglio raccontano una storia piena di poesia (www.bottegagazpacho.com).
E poi Diderot maison: perchè i suoi papillon nascono per chi non si prende troppo sul serio, ma prende con serietà l'attenzione alla qualità dei materiali e della realizzazione dei prodotti (www.diderotmaison.com)
Ho fatto torto a qualcuno, di sicuro.

Ma questa è stata altra iniezione di fiducia che non può che fare bene.
A quando la prossima?








domenica 16 marzo 2014

8 MARZO + 8 GIORNI = QUALE RISULTATO?


Oggi hanno ucciso un'altra donna.

Una settimana fa abbiamo festeggiato, esaltato, parlato, consumato l'ennesima festa della donna. Mille mazzi di mimose, mille iniziative anche molto belle, mille parole.
Io baratterei volentieri l'abolizione di questa festa con un sano, completo, totale rispetto reciproco. Forse è un pò forte come affermazione, ma quale senso ha una volta l'anno esaltare la figura della donna se poi nella quotidianità l'uomo ne ha una profonda paura? Non generalizzata, non totalmente diffusa, per fortuna, ma a tratti forte e distruttiva.

Io sono sempre stata convinta che il giorno in cui ci sarà piena consapevolezza delle differenze e integrazioni tra i due generi, non ci sarà più bisogno di una festa (detto con tutto il massimo rispetto dell'evento che l'otto marzo ricorda). Ma questa è una mia opinione.

La verità è che forse dobbiamo insegnare agli uomini a non avere paura di noi, iniziando da bambini. Che le differenze sono la forza reciproca, che la nostra forza non è una minaccia, che la "parità" non ha senso di per sé, ma ce l'hanno il valore e il merito, sia se mi chiamo Mario sia se mi chiamo Maria.
Che l'universo femminile è complesso, è ricco, mi permetto di dire forse un pizzico di più di quello maschile. Ma che è giusto così...l'unione tra la solidità maschile e le sfumature femminili sono la ricchezza di questo mondo.
Siamo diversi ma complementari.


Lo so che sembrano quasi banalità...ma allora, come mai quasi ogni giorno una donna rischia la vita? Che cosa spaventa? La nostra forza? L'abbiamo sempre avuta. La nostra pazienza? Fa parte del nostro DNA. La nostra capacità di sopportazione? Tocca a noi partorire.
Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, sempre più incasinate, sempre più stimolate e stimolanti, sempre più ricche.

Non conosco due donne che abbiano caratteristiche simili: c'è chi non sarebbe mai a casa e fa i salti mortali tra lavoro e asilo, c'è chi invece desidera solo accudire la sua famiglia, c'è chi adora la danza, e chi ricamare, chi arrampica in montagna e chi a mala pena fa due passi, chi vive per la scrittura e toglie le ore al sonno pur di avere un suo blog, e chi passa la notte a leggere, chi non sa fare neppure due uova in padella ma costruisce ponti, e chi cucina da Dio.
Chi al mattino non indosserebbe altro che una tuta comoda, ma alla sera non vede l'ora di mettere un vestito rosso sexy.



In un crescendo di affettuose contraddizioni e di grandi meraviglie.
Anch'io sono così. Con la piena consapevolezza che probabilmente non sarei PIENAMENTE così senza il mio uomo a fianco.
Come facciamo a spiegarlo?




venerdì 28 febbraio 2014

HO VESTITO UNA PRINCIPESSA....




Ho aggiustato la maschera a Zorro, ho aiutato Aramis a mettere i suoi calzari, ho dato una mano a Thor ad indossare il suo mantello, ed ho cercato di scoprire chi ci fosse dietro alla maschera di Spiderman.

Ho sorriso davanti al muso di Peppa Pig appoggiato su una testina un pò sudata.

Ho preso la coda di una gattina che correva via ed ho provato a pettinare la treccia di Raperonzolo.
Ho visto da vicino una tuta da astronauta, che mi ha fatto immaginare di andare nello spazio.


Mi sono incantata davanti ad un tutù dalle mille sfumature di colore.
Ho provato a correre dietro ad una dolce farfalla rosa, e subito dopo ho conosciuto Biancaneve e Cenerentola in persona. Sì, proprio loro, giuro.


Mi sono spaventata davanti a due tigrotti affamati ed ho chiaccherato con Minnie e Topolino.

Poi ho vestito una principessa: una principessa dalla veste azzurra, tutta ricamata, con piccole perline ad impreziosire le maniche e il colletto. E questa principessa era emozionata, timorosa di non sciupare il vestito, orgogliosa di farsi ammirare. Con gli occhi che brillavano, ha indossato la coroncina e con passo leggero è andata via.

Ed in un attimo ho rivisto una bimba di 7 anni, innamorata del suo vestito da damina comprato insieme alla mamma, dopo tanti anni da indiana con le trecce, con cui si sentiva tanto ridicola (fate attenzione mamme, i vestiti di carnevale posso generare traumi!).
Ho rivissuto la sua intenzione di indossarlo anche quando ormai era diventato troppo piccolo, perchè rappresentava il suo desiderio di sognare, di immaginare di essere un'altra almeno una volta l'anno, più grande, più bella, più brava.

Forse la donna che è oggi non sarebbe la stessa senza quel piccolo vestito da dama (sicuramente lo è senza quello da indiana!). Perchè assecondare la voglia dei bambini di essere qualcun'altro (o anche di non essere qualcos'altro...) aiuta ad aumentare la consapevolezza di sé: e se ci fermiamo un attimo forse capiremo perchè si preferisce il vestito da ballerina invece che quello da sirena, o perchè Batman è meglio di Iron man.
Anche un vestito di Carnevale, può raccontarci molto, se ci mettiamo all'ascolto.
Ed una festa all'asilo può diventare un meraviglioso viaggio nei desideri.

P.S.: finalmente ho ballato Gioca jouei. E anche questo dice molto! :-)

sabato 22 febbraio 2014

CHI C'E' DIETRO IL SUCCESSO DI UNA DONNA?



Sfida tutta la femminile a Parigi per il posto di Sindaco.
Hidalgo - Morizet: 54 anni di origine spagnola la prima, 40 di origine polacca (con Lucrezia Borgia come antenata...) la seconda.
Mi sono appassionata a questo scontro, e, confesso, quando ci sono delle donne che si contendono ruoli di potere, mi scatta un'insana curiosità alla Dagospia e comincio a studiarmi le biografie con un occhio più da perpetua pettegola che da professionista della comunicazione. Figli? Mariti? Con chi ha lavorato prima? Interessi? e via così...

Però questa volta la mia riflessione è diversa.
Sia Hidalgo, sia Morizet hanno due figli, e questo mi suscita grande ammirazione, visto che con un bambino quando devo fare un pò tardi in ufficio devo mettere in atto un piano organizzativo tra tate, nonne e marito da fare invidia alla Nasa...figurarsi dovessi fare una campagna elettorale per diventare sindaco.
Ed entrambe sono sposate, con uomini molto impegnati professionalmente e culturalmente, che le appoggiano e le supportano in modo evidente. Nel caso della Morizet il marito ha un ruolo importante anche nelle strategie di comunicazione della sua candidatura.

Sono cresciuta con in testa il famoso detto "Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna", con i numerosi significati che si possono dare a questa affermazione: può essere una donna che si sacrifica facendosi carico di ogni incombenza per lasciare libero il proprio uomo di concentrarsi, può essere una donna così illuminata da guidare le scelte del marito, può essere una donna così innamorata che crede in lui più di se stesso.
Ma quando è la donna ad essere in prima linea? chi c'è dietro? o meglio, chi c'è di fianco?
Se non è sola (e qui si entra in un delicatissimo terreno di discussione sulla donna in carriera...su cui non vorrei avventurarmi) credo che ci sia un uomo che la ama profondamente, anche se può un'affermazione simile può essere discutibile.
I retaggi culturali sono difficile da modificare.
Quando dico profondamente, intendo un amore maschile che si rende orgoglioso della realizzazione della propria donna. Non è facile: ma pensiamoci, è un atteggiamento così diffuso?

Perchè dietro questo appoggio incondizionato c'è fatica condivisa, ci sono figli da prendere a scuola, suddivisione di compiti, serate passate in casa ad aspettare, ci sono parole alle due di notte, crisi da superare, rassicurazioni da dare, cene da improvvisare. C'è tanto amore. Vuol dire fare il tifo per la vita dell'altro, a turno.Questa volta ti appoggio io, la prossima volta mi supporti tu.

E non è così scontato, soprattutto quando ci sono figli.
Eppure, semplificando molto (ma a volte le cose sono meno complicate di quello che ci immaginiamo) la realizzazione della singola persona, in qualsiasi campo sia, rende la coppia più serena e più salda.
E allora la meraviglia, in questo caso, è scoprire che il proprio uomo desidera che tu possa trovare la tua strada aldilà di lui, per essere ancora più forti insieme. O si chiama fortuna? 




giovedì 13 febbraio 2014

CUORE, CIONDOLO, EMOZIONI


E' da molto che non scrivo, da quando un'ondata improvvisa ha travolto la mia vita lavorativa: da allora i pensieri e le azioni sono stati orientati a capire quale nuova direzione prendere o almeno a provarci.
Capita: è la vita. Raggiungi un equilibrio, succede qualcosa, nel bene o nel male, si rimane destabilizzati per un pò e si ritrova un nuovo equilibrio. Fino alla prossima volta.
Non è necessariamente una brutta situazione, anzi (questi mesi sono stati di crescita e nuove conoscenze) ma a volte queste fasi non ti lasciano il tempo o la testa di seguire le proprie passioni, quelle che ti fanno star bene nel profondo.

Questa sera ho sentito che era arrivato il momento di riprendere il filo di Ciondolo a Cuore. Per me.
E per San Valentino: con un nome così mi posso perdere l'occasione?
Ma ricominciare, ritrovare l'aggancio giusto, non è facile.

domenica 17 novembre 2013

QUANDO I LIBRI TI CHIAMANO - puntata N° 1


Mi ha particolarmente colpito un post facebookiano di una ragazza che conosco.

Il post diceva "Comunque i libri parlano. E a volte, dallo scaffale della libreria, agitano le manine, per farsi riconoscere e prendere. Ne sono sicura".

Ho dato il like ed ho commentato che è davvero così: perchè sono convinta che i libri sugli scaffali abbiano una loro voce interna, intensa e intima, capace di attrarre; se ci si mette in ascolto, se si è predisposti emotivamente, si riesce a sentirla...ci chiama e in alcuni momenti della vita sembra suggerirci la riflessione giusta da fare.


Così, ispirata, sabato mattina sono andata in libreria, quella nel centro storico di Moncalieri, l'Arco, che le due proprietarie gestiscono con amore e sincera passione. Si possono trovare delle selezioni originali e oserei dire romantiche, che spesso sono davvero una scoperta.

Ogni tanto entrare in libreria mi fa bene: se ho la fortuna (sempre più rara) di trovarne una indipendente, silenziosa, lontano dalla massa (per intenderci, non la classica Mondadori o Feltrinelli dei centri città), l'effetto è quasi terapeutico; sfogliare le pagine, sentirne l'odore, leggere i titoli, immaginarsi le storie, con calma (ovvero senza un terremoto di cinque anni che tocca tutto), mi rimette in pace con il mondo.
E mi ricorda quando ci andavo quasi ogni venerdì sera, prima dell'arrivo del pargolo, con Pietro dopo il lavoro: la Comunardi per molti anni è stato testimone delle nostre letture. Romantico, no?


Quando è nato Giovanni, nei pomeriggi in cui non voleva dormire (ahimè, quasi tutti), disperata entravo in libreria e i colori e e i suoni dei libri infantili avevano un straordinario effetto calmante. In queste mie puntate avevo conosciuto l'associazione "Nati per leggere", il progetto nato nel 1999 con l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bimbi dai 6 mesi ai 6 anni.
Per saperne di più www.natiperleggere.it.


Comunque, sono andata ed ho sentito la voce di molti libri che mi chiamavano: per primo "L'arte perduta di scrivere le lettere"...fascino da vendere, questo libro. Poi ho sentito la voce di "Caravaggio Segreto", perchè quando si parla di misteri non resisto. Anche il Manuale della casa imperfetta (newyorkese) ha attirato la mia attenzione, insieme a "I quattro libri di lettura" di Tolstj e a "Tiffany. Le buone maniere a tavola per teenager (direi molto utile!). Alla fine non ho resistito al richiamo dell'ultimo di Michela Marzano "L'amore è tutto, tutto ciò che so dell'amore". La mia anima romantica ha vinto ancora una volta.
E voi, a quale richiamo editoriale non resistete? Basta che non entriate in libreria dicendo che sentite le voci: credo che si creerebbe un po' di imbarazzo.

PS: la ragazza del post in realtà è Valentina Stella, famosa blogger (www.bellezzarara.it) che mi piace per il tono delicato e onirico delle sue parole. Sa di che cosa sta parlando, questo è sicuro.

domenica 3 novembre 2013

PENSIERI IN RISONANZA


Ho fatto una risonanza. Proprio quella dove entri in un tunnel chiuso e devi cercare di stare tranquilla.
Non è fisicamente dolorosa, ma è emotivamente provante: almeno così è stato per me.

Entrare in un un "tubo", sola, mezza nuda, infreddolita e di certo con uno stato d'animo non sereno non aiuta, ma accorgersi che al mattino, probabilmente in stato di annebbiamento mentale, avevo indossato gli slip fucsia di pizzo di Victoria's Secret ha forse smorzato la tensione.

Slip a parte, l'esame è stato un'esperienza.

Provate a stare circa tre quarti d'ora immobili, con delle improbabili cuffie per attutire il suono insistente e a quel punto la domanda sorge spontanea: a che cosa penso per far passare il tempo?
La prima cosa è stata "Stai calma, respira, stai tranquilla, ok, il respiro è regolare, chiudi gli occhi, passa veloce".
La seconda: "E se provassi a dormire?", cosa che si è subito rivelata assurda dato il rumore. Però poteva avere un senso.
La terza, come un flash: "Ma dove cavolo sono finite le decolletè nere tacco 10 che ho messo al matrimonio l'altra settimana? Ho già svuotato la valigia e non mi ricordo dove le ho messe...mannaggia, mi piacciono così tanto (un acquisto furbissimo: presa da H&M due anni fa, comodissime e anche discretamente sexy, ndr)".

Il quarto pensiero non c'è stato: o meglio, ci sono stati mille pensieri che si sono palesati nella mia mente, in un flusso continuo...il lavoro, la castagnata all'asilo, Giovannino da andare a prendere, la mamma che ti aspetta fuori, il liquido di contrasto, la cena di sabato, devo chiamare mia cognata, inizia la mostra di Renoir la prossima settimana, vorrei fare una serata da sola con Pietro...

La mia vita, insomma. In tre quarti d'ora. Al freddo. Dentro un tubo, con un rumore continuo nelle orecchie.

E quando tutto è finito, e mi sono rialzata, un po' stordita, la meraviglia è stata ripensare a tutto e capire che la mia vita mi piace. Mannaggia, mi piace tanto, è così viva, è così piena!
E c'è voluta una risonanza per fermarmi a pensare: un po' forte come affermazione, ma è stato così.
Perché, diciamoci la verità, quando mai ci fermiamo a pensare?
Ma soprattutto, siamo pronti a rimanere soli con i nostri pensieri? o ci fa paura?