lunedì 23 giugno 2014
LA MANO DI MAMMA E PAPA'
E poi un giorno ti accorgi che è cresciuto. O che sta crescendo, fa lo stesso.
Sarà che di colpo realizzi che questa è l'ultima settimana di asilo e ti prende un pò male, ti senti persa.
Però lui sta crescendo per davvero, non per convenzione o per convenevoli, quelli che ci si scambia tra genitori, tipo: "E' da un pò che non lo vedo...mamma mia quanto è cresciuto...è proprio alto".
No, ad un certo punto capisci che ha fatto un salto, che non è più quel cucciolo ignaro che prendevi per mano: ti chiede perchè i numeri non finiscono e perchè tu e papà state litigando, perchè hai alzato la voce, e perchè sei triste.
Ti chiede perchè dagli occhi escono le lacrime.
E tu sei combattuta tra l'orgoglio per il tuo bambino che sta cercando il suo posto nel mondo, e una sottile nostalgia del suo esserne parte inconsapevole, totalmente affidato alla mano di mamma.
Sai che è ancora desideroso delle coccole, che non vede l'ora di venire nel lettone al mattino, che deve ancora imparare ad andare in bicicletta senza le rotelle, che è con te, ma che sta prendendo coscienza di essere altro da te.
Un mistero infinito.
Il mio bambino sta per finire l'asilo e a settembre inizierà la scuola. E' lo stesso passaggio per milioni di bambini, ma per il proprio è sempre un pò diverso, un pò speciale.
Mi colpisce perchè mi sembra che sia cresciuto in fretta, troppo velocemente.
Finisce il periodo del puro gioco, dove è concesso anche perdersi un pò, e inizia il momento dell'impegno.
Noi, mamma e papà, non possiamo che nell'ordine:
- commuoversi alla consegna del diploma dell'asilo
- piangere all'ultima recita scolastica dell'asilo
- piangere nel salutare le maestre che l'hanno accudito per 4 anni (nel mio caso)
- commuoversi nel compare il primo kit scolastico
- piangere il primo giorno di scuola
- ascoltarlo (anche perchè le lacrime sono finite...).
E sperare che arrivi il più tardi possibile il giorno in cui, con i jeans strappati, magari la cresta, e le cuffie nelle orecchie mi dirà "mamma, che cosa vuoi dalla mia vita?".
Tante cose belle. Tutte quelle che vuoi tu.
domenica 4 maggio 2014
PAROLE PER LEI...
Queste parole sono per lei, che capirà.
Queste parole sono per una mia amica, che nasce come collega tanti anni fa e piano piano, con dolcezza, con discrezione, è diventata parte della mia vita.
Queste parole sono per lei perché lei sa, come chi mi conosce bene, che sono più brava a scrivere che a parlare, e che non sono così brava a esternare le vere emozioni subito...ma arrivo dopo.
Queste parole sono per lei perché dopo tanti anni di lotte (sì, proprio di lotte, vero?) insieme, di soddisfazioni, di condivisioni, di incomprensioni anche, con la scrivania sempre di fianco, lei deve seguire una nuova strada, che è la sua, che è quella giusta, che le darà molte soddisfazioni.
Ne sono sicura.
Anzi, ne siamo sicure, perché il nostro è un triangolo come nella migliore tradizione sentimentale, con gelosie, rappacificazioni, tensioni, gioie, casini, sentimento e tanta unione. Tre ragazze, tre modi di essere donna: un sex and the city provinciale e in formato ridotto, ma molto intenso.
Queste parole sono per lei perché so che in questo momento sarà molto agitata perché i cambiamenti sono difficili: ma le voglio dire che questa è la sua onda da cavalcare con quel coraggio che ha dentro, e che ha dimostrato tante volte, anche quando pensa di non averlo.
Queste parole sono per lei, per ringraziarla perché in questi anni sono cresciuta anche grazie al suo confronto e conforto. Lei sa.
Ti abbraccio forte forte: sciogli i capelli domani e cerca quella camicetta a fiori che io mi ricordo benissimo e che tu non trovi più nel tuo armadio. Trovala perchè esalta la tua dolcezza che vuoi nascondere bene.
Ci sentiamo domani su whatsup nel nostro gruppo. E poi andiamo a mangiarci un croissant a Parigi.
Perché noi siamo Forever 3...vero ragazze?
lunedì 31 marzo 2014
POLVERE DI PENSIERI
Una sensazione di disagio iniziale ha lasciato spazio ad un sentimento di totale ammirazione. Poi di commozione. E infine di riflessione.
Tutto insieme, un'ondata di emozioni contrastanti, che è durata il tempo della rappresentazione teatrale.
27 marzo 2014, Fonderie Limone.
Polvere, la vita che vorrei.
Compagnia teatrale: Outsider.
Per chi non lo sapesse, come me prima dell'altra sera, Outsider è una compagnia formata da attori bis-abili in movimento, come amano definirsi, che vivono nella Piccola Casa della Divina Provvidenza.
E' abili due volte lo sono davvero: perchè recitano con una semplicità ed un approccio al palco naturale, istintivo, immediato, senza filtri; perchè si mettono a nudo nelle loro capacità speciali; perchè sono loro; perchè rompono il muro di disagio e di curiosità che inevitabilmente si crea; perchè sanno essere commoventi; perchè sono allegri; perchè sono presenti; perchè se ne fregano della loro presunta diversità.
Non è facile avvicinarsi a questo tema: parlare di disagi mentali e fisici a volte può diventare stucchevole, difficile, retorico. Ci vuole delicatezza e realismo.
Come qualsiasi altro spettacolo.
E questo è quello che conta: non la difficoltà di Renato, Giovanni o Ivana di avvicinarsi alla vita reale, ma la loro capacità di emozionare in quanto attori.
Non sono un critico teatrale, ma il mio voto è 10.
Bravi! E grazie.
Per saperne di più:
www.associazioneoutsider.it
https://www.facebook.com/donaalcottolengo?ref=ts&fref=ts
domenica 23 marzo 2014
BY HAND, BY HEART!
E' successo di nuovo. Per fortuna, o per merito. O per alchimia.
Torino mi ha stupito di nuovo con il suo esprit creativo. Mi aveva già dato un assaggio il 2 marzo con San Salvario Emporium, dove ho scoperto alcuni fashion designer e artisti che mi hanno colpito particolarmente (il vestito a fiori e pappagalli di Rosaspina, giuro sarà mio! www.rosa-spina.com/woman/Dresses/Fantasy-dress-fiori-pappagalli-plisse-nero).
Ma oggi ne ho avuto la conferma.
Mix perfetto quello di BY HAND: location di tutto rispetto, che accoglie lo spirito creativo in una cornice di tutto rispetto (le sale juvarriane dell'archivio di stato di piazza Castello), manifestazione che si inserisce nel Voce del verbo moda, seconda edizione, poesia che nasce dal matrimonio tra l'artigianalità e la selezione, creazione sinceramente belle. Tutte. Davvero. Per nulla scontato.
Ho vagato per le stanze, ammirando le collezioni di abiti, gioielli, cappelli, borse, papillon, tutti rigorosamente in edizione limitata, in uno stato di composta meraviglia creativa.
Difficile fare differenze: ogni espositore, designer, stilista o atelier, aveva una caratteristica particolare con un estremo amore per il proprio prodotto ed una grande attenzione al dettaglio. Tutti il sorriso.O almeno così mi è sembrato.
Vi segnalo alcuni brand che mi hanno colpito maggiormente: By Alis (www.byalis.it) di Forlì, con alcuni abiti fiorati super romantici, ed altri con delle sapienti scollature sulla schiena molto femminili. Comunque avrete capito che ho la passione per gli abiti a fiore, ereditata da mia nonna.
Valentina Pesce, www.valentinapesce.it, per le sue coloratissime borse di stoffa a pois.
Bottega Gazpacho, che nel suo laboratorio a Berlino realizza borse a mano in pvc riciclato, recuparando teloni pubblicitari e coperture di camion. L'idea non è nuova ma ogni borsa, ogni portafoglio raccontano una storia piena di poesia (www.bottegagazpacho.com).
E poi Diderot maison: perchè i suoi papillon nascono per chi non si prende troppo sul serio, ma prende con serietà l'attenzione alla qualità dei materiali e della realizzazione dei prodotti (www.diderotmaison.com)
Ho fatto torto a qualcuno, di sicuro.
Ma questa è stata altra iniezione di fiducia che non può che fare bene.
A quando la prossima?
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domenica 16 marzo 2014
8 MARZO + 8 GIORNI = QUALE RISULTATO?
Oggi hanno ucciso un'altra donna.
Una settimana fa abbiamo festeggiato, esaltato, parlato, consumato l'ennesima festa della donna. Mille mazzi di mimose, mille iniziative anche molto belle, mille parole.
Io baratterei volentieri l'abolizione di questa festa con un sano, completo, totale rispetto reciproco. Forse è un pò forte come affermazione, ma quale senso ha una volta l'anno esaltare la figura della donna se poi nella quotidianità l'uomo ne ha una profonda paura? Non generalizzata, non totalmente diffusa, per fortuna, ma a tratti forte e distruttiva.
Io sono sempre stata convinta che il giorno in cui ci sarà piena consapevolezza delle differenze e integrazioni tra i due generi, non ci sarà più bisogno di una festa (detto con tutto il massimo rispetto dell'evento che l'otto marzo ricorda). Ma questa è una mia opinione.
La verità è che forse dobbiamo insegnare agli uomini a non avere paura di noi, iniziando da bambini. Che le differenze sono la forza reciproca, che la nostra forza non è una minaccia, che la "parità" non ha senso di per sé, ma ce l'hanno il valore e il merito, sia se mi chiamo Mario sia se mi chiamo Maria.
Che l'universo femminile è complesso, è ricco, mi permetto di dire forse un pizzico di più di quello maschile. Ma che è giusto così...l'unione tra la solidità maschile e le sfumature femminili sono la ricchezza di questo mondo.
Siamo diversi ma complementari.
Lo so che sembrano quasi banalità...ma allora, come mai quasi ogni giorno una donna rischia la vita? Che cosa spaventa? La nostra forza? L'abbiamo sempre avuta. La nostra pazienza? Fa parte del nostro DNA. La nostra capacità di sopportazione? Tocca a noi partorire.
Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, sempre più incasinate, sempre più stimolate e stimolanti, sempre più ricche.
Non conosco due donne che abbiano caratteristiche simili: c'è chi non sarebbe mai a casa e fa i salti mortali tra lavoro e asilo, c'è chi invece desidera solo accudire la sua famiglia, c'è chi adora la danza, e chi ricamare, chi arrampica in montagna e chi a mala pena fa due passi, chi vive per la scrittura e toglie le ore al sonno pur di avere un suo blog, e chi passa la notte a leggere, chi non sa fare neppure due uova in padella ma costruisce ponti, e chi cucina da Dio.
Chi al mattino non indosserebbe altro che una tuta comoda, ma alla sera non vede l'ora di mettere un vestito rosso sexy.
In un crescendo di affettuose contraddizioni e di grandi meraviglie.
Anch'io sono così. Con la piena consapevolezza che probabilmente non sarei PIENAMENTE così senza il mio uomo a fianco.
Come facciamo a spiegarlo?
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venerdì 28 febbraio 2014
HO VESTITO UNA PRINCIPESSA....
Ho aggiustato la maschera a Zorro, ho aiutato Aramis a mettere i suoi calzari, ho dato una mano a Thor ad indossare il suo mantello, ed ho cercato di scoprire chi ci fosse dietro alla maschera di Spiderman.
Ho sorriso davanti al muso di Peppa Pig appoggiato su una testina un pò sudata.
Ho preso la coda di una gattina che correva via ed ho provato a pettinare la treccia di Raperonzolo.
Ho visto da vicino una tuta da astronauta, che mi ha fatto immaginare di andare nello spazio.
Mi sono incantata davanti ad un tutù dalle mille sfumature di colore.
Ho provato a correre dietro ad una dolce farfalla rosa, e subito dopo ho conosciuto Biancaneve e Cenerentola in persona. Sì, proprio loro, giuro.
Mi sono spaventata davanti a due tigrotti affamati ed ho chiaccherato con Minnie e Topolino.
Poi ho vestito una principessa: una principessa dalla veste azzurra, tutta ricamata, con piccole perline ad impreziosire le maniche e il colletto. E questa principessa era emozionata, timorosa di non sciupare il vestito, orgogliosa di farsi ammirare. Con gli occhi che brillavano, ha indossato la coroncina e con passo leggero è andata via.
Ed in un attimo ho rivisto una bimba di 7 anni, innamorata del suo vestito da damina comprato insieme alla mamma, dopo tanti anni da indiana con le trecce, con cui si sentiva tanto ridicola (fate attenzione mamme, i vestiti di carnevale posso generare traumi!).
Ho rivissuto la sua intenzione di indossarlo anche quando ormai era diventato troppo piccolo, perchè rappresentava il suo desiderio di sognare, di immaginare di essere un'altra almeno una volta l'anno, più grande, più bella, più brava.
Forse la donna che è oggi non sarebbe la stessa senza quel piccolo vestito da dama (sicuramente lo è senza quello da indiana!). Perchè assecondare la voglia dei bambini di essere qualcun'altro (o anche di non essere qualcos'altro...) aiuta ad aumentare la consapevolezza di sé: e se ci fermiamo un attimo forse capiremo perchè si preferisce il vestito da ballerina invece che quello da sirena, o perchè Batman è meglio di Iron man.Anche un vestito di Carnevale, può raccontarci molto, se ci mettiamo all'ascolto.
Ed una festa all'asilo può diventare un meraviglioso viaggio nei desideri.
P.S.: finalmente ho ballato Gioca jouei. E anche questo dice molto! :-)
sabato 22 febbraio 2014
CHI C'E' DIETRO IL SUCCESSO DI UNA DONNA?
Sfida tutta la femminile a Parigi per il posto di Sindaco.
Hidalgo - Morizet: 54 anni di origine spagnola la prima, 40 di origine polacca (con Lucrezia Borgia come antenata...) la seconda.
Mi sono appassionata a questo scontro, e, confesso, quando ci sono delle donne che si contendono ruoli di potere, mi scatta un'insana curiosità alla Dagospia e comincio a studiarmi le biografie con un occhio più da perpetua pettegola che da professionista della comunicazione. Figli? Mariti? Con chi ha lavorato prima? Interessi? e via così...
Però questa volta la mia riflessione è diversa.
Sia Hidalgo, sia Morizet hanno due figli, e questo mi suscita grande ammirazione, visto che con un bambino quando devo fare un pò tardi in ufficio devo mettere in atto un piano organizzativo tra tate, nonne e marito da fare invidia alla Nasa...figurarsi dovessi fare una campagna elettorale per diventare sindaco.
Ed entrambe sono sposate, con uomini molto impegnati professionalmente e culturalmente, che le appoggiano e le supportano in modo evidente. Nel caso della Morizet il marito ha un ruolo importante anche nelle strategie di comunicazione della sua candidatura.
Sono cresciuta con in testa il famoso detto "Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna", con i numerosi significati che si possono dare a questa affermazione: può essere una donna che si sacrifica facendosi carico di ogni incombenza per lasciare libero il proprio uomo di concentrarsi, può essere una donna così illuminata da guidare le scelte del marito, può essere una donna così innamorata che crede in lui più di se stesso.
Ma quando è la donna ad essere in prima linea? chi c'è dietro? o meglio, chi c'è di fianco?
Se non è sola (e qui si entra in un delicatissimo terreno di discussione sulla donna in carriera...su cui non vorrei avventurarmi) credo che ci sia un uomo che la ama profondamente, anche se può un'affermazione simile può essere discutibile.
I retaggi culturali sono difficile da modificare.
Quando dico profondamente, intendo un amore maschile che si rende orgoglioso della realizzazione della propria donna. Non è facile: ma pensiamoci, è un atteggiamento così diffuso?
Perchè dietro questo appoggio incondizionato c'è fatica condivisa, ci sono figli da prendere a scuola, suddivisione di compiti, serate passate in casa ad aspettare, ci sono parole alle due di notte, crisi da superare, rassicurazioni da dare, cene da improvvisare. C'è tanto amore. Vuol dire fare il tifo per la vita dell'altro, a turno.Questa volta ti appoggio io, la prossima volta mi supporti tu.
E non è così scontato, soprattutto quando ci sono figli.
Eppure, semplificando molto (ma a volte le cose sono meno complicate di quello che ci immaginiamo) la realizzazione della singola persona, in qualsiasi campo sia, rende la coppia più serena e più salda.
E allora la meraviglia, in questo caso, è scoprire che il proprio uomo desidera che tu possa trovare la tua strada aldilà di lui, per essere ancora più forti insieme. O si chiama fortuna?
giovedì 13 febbraio 2014
CUORE, CIONDOLO, EMOZIONI
E' da molto che non scrivo, da quando un'ondata improvvisa ha travolto la mia vita lavorativa: da allora i pensieri e le azioni sono stati orientati a capire quale nuova direzione prendere o almeno a provarci.
Capita: è la vita. Raggiungi un equilibrio, succede qualcosa, nel bene o nel male, si rimane destabilizzati per un pò e si ritrova un nuovo equilibrio. Fino alla prossima volta.
Non è necessariamente una brutta situazione, anzi (questi mesi sono stati di crescita e nuove conoscenze) ma a volte queste fasi non ti lasciano il tempo o la testa di seguire le proprie passioni, quelle che ti fanno star bene nel profondo.
Questa sera ho sentito che era arrivato il momento di riprendere il filo di Ciondolo a Cuore. Per me.
E per San Valentino: con un nome così mi posso perdere l'occasione?
Ma ricominciare, ritrovare l'aggancio giusto, non è facile.
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domenica 17 novembre 2013
QUANDO I LIBRI TI CHIAMANO - puntata N° 1
Mi ha particolarmente colpito un post facebookiano di una ragazza che conosco.
Il post diceva "Comunque i libri parlano. E a volte, dallo scaffale della libreria, agitano le manine, per farsi riconoscere e prendere. Ne sono sicura".
Ho dato il like ed ho commentato che è davvero così: perchè sono convinta che i libri sugli scaffali abbiano una loro voce interna, intensa e intima, capace di attrarre; se ci si mette in ascolto, se si è predisposti emotivamente, si riesce a sentirla...ci chiama e in alcuni momenti della vita sembra suggerirci la riflessione giusta da fare.
Così, ispirata, sabato mattina sono andata in libreria, quella nel centro storico di Moncalieri, l'Arco, che le due proprietarie gestiscono con amore e sincera passione. Si possono trovare delle selezioni originali e oserei dire romantiche, che spesso sono davvero una scoperta.
Ogni tanto entrare in libreria mi fa bene: se ho la fortuna (sempre più rara) di trovarne una indipendente, silenziosa, lontano dalla massa (per intenderci, non la classica Mondadori o Feltrinelli dei centri città), l'effetto è quasi terapeutico; sfogliare le pagine, sentirne l'odore, leggere i titoli, immaginarsi le storie, con calma (ovvero senza un terremoto di cinque anni che tocca tutto), mi rimette in pace con il mondo.
E mi ricorda quando ci andavo quasi ogni venerdì sera, prima dell'arrivo del pargolo, con Pietro dopo il lavoro: la Comunardi per molti anni è stato testimone delle nostre letture. Romantico, no?
Quando è nato Giovanni, nei pomeriggi in cui non voleva dormire (ahimè, quasi tutti), disperata entravo in libreria e i colori e e i suoni dei libri infantili avevano un straordinario effetto calmante. In queste mie puntate avevo conosciuto l'associazione "Nati per leggere", il progetto nato nel 1999 con l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bimbi dai 6 mesi ai 6 anni.
Per saperne di più www.natiperleggere.it.
Comunque, sono andata ed ho sentito la voce di molti libri che mi chiamavano: per primo "L'arte perduta di scrivere le lettere"...fascino da vendere, questo libro. Poi ho sentito la voce di "Caravaggio Segreto", perchè quando si parla di misteri non resisto. Anche il Manuale della casa imperfetta (newyorkese) ha attirato la mia attenzione, insieme a "I quattro libri di lettura" di Tolstj e a "Tiffany. Le buone maniere a tavola per teenager (direi molto utile!). Alla fine non ho resistito al richiamo dell'ultimo di Michela Marzano "L'amore è tutto, tutto ciò che so dell'amore". La mia anima romantica ha vinto ancora una volta.
E voi, a quale richiamo editoriale non resistete? Basta che non entriate in libreria dicendo che sentite le voci: credo che si creerebbe un po' di imbarazzo.
PS: la ragazza del post in realtà è Valentina Stella, famosa blogger (www.bellezzarara.it) che mi piace per il tono delicato e onirico delle sue parole. Sa di che cosa sta parlando, questo è sicuro.
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domenica 3 novembre 2013
PENSIERI IN RISONANZA
Ho fatto una risonanza. Proprio quella dove entri in un tunnel chiuso e devi cercare di stare tranquilla.
Non è fisicamente dolorosa, ma è emotivamente provante: almeno così è stato per me.
Entrare in un un "tubo", sola, mezza nuda, infreddolita e di certo con uno stato d'animo non sereno non aiuta, ma accorgersi che al mattino, probabilmente in stato di annebbiamento mentale, avevo indossato gli slip fucsia di pizzo di Victoria's Secret ha forse smorzato la tensione.
Slip a parte, l'esame è stato un'esperienza.
Provate a stare circa tre quarti d'ora immobili, con delle improbabili cuffie per attutire il suono insistente e a quel punto la domanda sorge spontanea: a che cosa penso per far passare il tempo?
La prima cosa è stata "Stai calma, respira, stai tranquilla, ok, il respiro è regolare, chiudi gli occhi, passa veloce".
La seconda: "E se provassi a dormire?", cosa che si è subito rivelata assurda dato il rumore. Però poteva avere un senso.
La terza, come un flash: "Ma dove cavolo sono finite le decolletè nere tacco 10 che ho messo al matrimonio l'altra settimana? Ho già svuotato la valigia e non mi ricordo dove le ho messe...mannaggia, mi piacciono così tanto (un acquisto furbissimo: presa da H&M due anni fa, comodissime e anche discretamente sexy, ndr)".
Il quarto pensiero non c'è stato: o meglio, ci sono stati mille pensieri che si sono palesati nella mia mente, in un flusso continuo...il lavoro, la castagnata all'asilo, Giovannino da andare a prendere, la mamma che ti aspetta fuori, il liquido di contrasto, la cena di sabato, devo chiamare mia cognata, inizia la mostra di Renoir la prossima settimana, vorrei fare una serata da sola con Pietro...
La mia vita, insomma. In tre quarti d'ora. Al freddo. Dentro un tubo, con un rumore continuo nelle orecchie.
E quando tutto è finito, e mi sono rialzata, un po' stordita, la meraviglia è stata ripensare a tutto e capire che la mia vita mi piace. Mannaggia, mi piace tanto, è così viva, è così piena!
E c'è voluta una risonanza per fermarmi a pensare: un po' forte come affermazione, ma è stato così.
Perché, diciamoci la verità, quando mai ci fermiamo a pensare?
Ma soprattutto, siamo pronti a rimanere soli con i nostri pensieri? o ci fa paura?
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giovedì 24 ottobre 2013
IL RESPIRO DEL CIELO DI FLAVIO
Flavio Catalano racconta una storia: la racconta attraverso la fotografia, che è la sua passione, la sua arte, il suo mestiere, la sua vita. Racconta la Sua storia e ha il sapore di una creativa solitudine, vissuta con il suo dolce cane, BLUE, un cane speciale, che conosco e che è la sintesi della tenerezza.

La storia inizia così:
"C'era una volta il Nord, quello che ci immaginiamo infinito e freddo, ma allo stesso tempo spettacolare e affascinante. C'era il Nord e c'era Flavio, che lo voleva vivere, assaporare, fare suo. E così è partito, in macchina, con Blue, verso il mare di Barents, Russia, per tentare di fermare con la sua macchina fotografica il respiro del cielo che si fonde in quello del mare freddo, gelido, eppure vivo.
Per immortalare la Natura, quella che fa anche un pò paura per la sua immensità.
Per sperimentare una sorta di isolamento, che poi tanto solo non è, considerando le persone accoglienti che ha incontrato (chi l'avrebbe detto...), che si sono fidate di lui.
Per incontrare il Silenzio, che stona con la nostra epoca di iperconnesione continua, che diventa così reale.
C'era una volta Flavio, che è tornato dal Nord liberato ed ha portato con sé le foto della sua esperienza, foto che sembrano vivere fuori dal proprio confine, facendo risaltare il nulla nel tutto della Natura, con un impatto emozionale fortissimo".
Questa storia è raccontata nella sua mostra fotografica, che in modo itinerante è partita dalla Galleria Ki-Gallery di Fulvio Colangelo, in Via Mazzini 39 a Torino, e fino al 5 novembre la troverete presso il Caffè Mazzini, in via Mazzini 23. La mostra fa parte dell'iniziativa FOTOMOVIDA, che porta intelligentemente l'arte nei luoghi della quotidianità, con esposizioni fotografiche itineranti.
Non fatevi mancare una piccola emozione. Mi direte.
E se non riuscite a passare,
https://www.facebook.com/pages/Flavio-Catalano-fotografo/551030368265022?ref=ts&fref=ts
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domenica 13 ottobre 2013
"OPERAE" D'INGENIO ITALIANO
Non ce la faccio. Non riesco a contenere l'entusiasmo. Davvero. Sono appena tornata dalle OGR torinesi, dove si è svolto "Operae, festival del design indipendente" e sono piena di ammirazione.
Ammirazione per le idee originali, per l'energia e la voglia di fare dei giovani designer, per la varietà dell'offerta, per l'oggetto che non pensavo potesse esistere, per il materiale alternativo utilizzato, per la voglia di confronto e la gioia della condivisione.
Accomodatevi, signori politici, venite e vedere dov'è la vera Italia che cerca di uscire dal pantano, venite a conoscere questi giovani designer che non si arrendono e partono dalla propria competenza e creatività per cercare di costruirsi un futuro. E riempiono i nostri occhi e la nostra anima di novità.
L'anno scorso il festival è stato alla Cavallerizza, ma la location delle OGR è sicuramente più valorizzante: l'ambiente stesso crea una speciale atmosfera urbana che esalta le opere.
Difficile selezionare dei nomi più interessanti di altri da evidenziare, perchè ogni espositore e ogni oggetto hanno una storia dietro da raccontare. Mi ha colpito Alicucio (www.alicucio.com) che realizza delle meravigliose credenze con le sedie, o l'alzatina Gemma dal colore di cioccolato di Antonella Di Luca e Ubando Righi (www.mrless-mrsmore.com). Ho toccato il legno lavorato e vivo di laboratorio2729 di Venezia, che ha creato utensili di cucina dal design semplice e rispettoso. Mi sono innamorata dei vasi di Kilò, e dei ghiaccioli in legno "Wooden Popsicle", per adesso 150 esemplari numerati (www.johnnyhermann.com). E mi comprerei volentieri una borsa Rebelt, realizzata con i tessuti riciclati delle auto (www.rebeltorino.it).Ma ci sono tre aspetti della manifestazione che mi hanno colpito particolarmente, e su cui ritornerò.
Il primo è l'attenzione riservata al mondo KIDS: un'area intera dedicata ai bambini, con libri, laboratori, giochi dallo spirito lontanto da ogni forma di tecnologia. Un paradiso. Purtroppo e per fortuna (perchè è stato un successo!) il laboratorio sulla città di carta non aveva più posti liberi e Giovanni non ha potuto partecipare. Ma ho scoperto un negozio e una libreria nuovi, e l'operazione His-paniola, design per solidarietà Haiti-Santodomingo, di cui vi parlerò a breve.
Il secondo aspetto, che fa pensare, è il ritorno prepotente e trasversale del "taccuino". Senza togliere nulla al mito Moleskine, uno degli oggetti cult dell'esposizione è stato "il quaderno", personalizzato, quasi su misura, customizzato, reso ironico, invadente o minuscolo, ma sempre esaltato. Perchè nell'era della social-condivisione, abbiamo ancora bisogno di fissare i nostri pensieri e le nostre immagini sulla carta. Ma che sia solo nostra.
E questo ci porta dritti dritti al terzo aspetto, o meglio fenomeno: il SelfPublishing. Sono rimasta fulminata e vi dedicherò un post per raccontarvi quello che ho visto: perchè ho deciso di conoscere al meglio l'argomento. All'interno di Operae, era presente Microfestival, appuntamento per l'editoria indipendente. Ho trovato delle vere chicche....e anche il mio bottino della giornata, un libro e una stampa di Mauro Gatti e Davide Ragona (www.maurogatti.com), che mettono allegria solo a vederli: Super Best Friend. Potrebbe esistere la matita senza il temperino, o la lettera senza il francobollo?
O Torino senza questo fermento? Impossibile!
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lunedì 7 ottobre 2013
LA LEGGE DI MURPHY: VERSIONE PRONTO SOCCORSO
Quale fantomatica, incredibile, ironica e subdola legge di Murphy (vorrei il numero, please) devo citare se portando al Pronto Soccorso tuo figlio di 5 anni, per un controllo alle vie urinarie, nell'ordine:
- ti dicono che devi aspettare circa un'ora e mezza il risultato degli esami, e l'ora e mezza è a cavallo della pausa pranzo e tuo figlio muore di fame e l'infermiera ti dice che non puoi uscire dall'ospedale
- l'unico bar disponibile è al piano -1
- appena entri nell'unico ascensore per scendere al piano -1 (non ci sono le scale, ndr), sali fino al sesto piano, dove qualcuno si è divertito a schiacciare il tasto e poi è andato via; e poi scendendo ti fermi ad ogni piano, mentre guardi con terrore tuo figlio che comincia ad agitarsi
- quando arrivi finalmente al -1, il bar in questione ha solo panini superimbottiti che tuo figlio guarda con altrettanto terrore e poi, miracolosamente, trovi un semplice panino al prosciutto cotto
- quando finalmente sistemi il figlio, gli dai il panino, ti siedi tu, addenti il croissant salato ai 5 cereali con il prosciutto crudo, che credevi di esserti meritata, tuo figlio dichiara che gli scappa la pipì e, considerando il motivo per cui sei al PS, hai esattamente due minuti e mezzo per arrivare al bagno, non un secondo di più
- ti alzi cercando di mantenere la calma e chiedi dov'è il bagno: il barista, con aria assolutamente serafica, ti comunica che è al piano 0
- a quel punto, mentre tuo figlio comincia a saltare per tutto il bar palesando il suo problema, tu ingoi il croIssant salato, prendi il mezzo panino al prosciutto cotto avanzato, e vai a pagare
- il barista con molta calma ti fa il conto, sette euro e ottanta, mentre fa lo splendido con una ragazza, ma va in crisi per il resto davanti ai tuoi 10 euro (sarà stato rimandato in matematica) bruciando due minuti dei tuoi due e mezzo a disposizione
- a quel punto ti precipiti all'ascensore, che naturalmente è fermo al settimo piano, neppure al sesto.
- quindi inizi un mantra tibetano del tipo "tieni la pipi, tieni la pipi, concentrati", confidando nel potere spirituale del Dalai Lama
- quando finalmente arriva l'ascensore, e riesci ad arrivare al piano 0, davanti agli unici bagni di tutto il piano.....TROVI LA SIGNORA CHE LI STA PULENDO E NON PUOI ENTRARE!!!
DATEMI L'INDIRIZZO DEL SIGNOR MURPHY, CHE GLI DEVO DIRE DUE PAROLE!
Però permettetemi anche di ringraziare le infermiere, i pediatri e le giovani dottoresse del Regina Margherita, che oggi hanno seguito con dolcezza, pazienza e grande competenza il piccolo Giò. Grazie.
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sabato 5 ottobre 2013
ASSISI NEGLI OCCHI, SAN FRANCESCO NEL CUORE
Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Quest'anno, ad agosto, avevo bisogno di spiritualità. Forse per la frenesia degli ultimi mesi, forse per un momento di crescita personale o semplicemente un bisogno che tutti prima o poi hanno.
Una spiritualità intesa come momento di calma e pensiero, di riflessione, di ricongiungimento con la natura, di preghiera anche. Ognuno di noi la cerca nel modo più affine al proprio essere e alle proprie convinzioni. Per me, questa ricerca si avvicina anche, non solo, alla sfera religiosa.
Ho scelto l'Umbria: ho pensato che fosse il cuore verde e spirituale dell'Italia, e che potesse essere una metà affine a questo momento (insomma, ha dato i natali a san Francesco, santa Caterina e Santa Chiara...ci sarà un perchè). Non sbagliavo: per una settimana ho riempito i miei occhi di natura e il mio cuore di tranquillità. Ma il mio obiettivo era Assisi: volevo andare a respirare quest'atmosfera intima e di preghiera che tutti mi avevano raccontato. Volevo andare nella città di San Francesco, dove lui ha lasciato materialmente tutto per inseguire il suo ideale di Chiesa, meravigliarmi davanti agli affreschi di Giotto e pregare davanti alla tomba del Santo.
Ero davvero emozionata quando ho parcheggiato la macchina (nel multipiano, ndr) e mi sono avviata verso la via principale, direzione Basilica Superiore.
Assisi è stupenda, dal punto di vista architettonico e storico, ma non c'è bisogno che lo dica io. E' curatissima e meravigliosa nei suoi scorci, ma il primo negozio che ho visto è stato un monomarca di Cruciani, che fa il verso a quello di Forte dei Marmi.
E la seconda cosa che ho notato è la richiesta di 10 euro alla Basilica Superiore per le intenzioni.
Sarò blasfema, ma ho avuto dei dubbi che tutto ciò si sposasse con lo spirito di San Francesco.
Sarò doppiamente blasema, e qualcuno mi perdonerà, ma forse l'Assisi del 10 agosto che ho visto io mi è sembrata una Gardaland dello Spirito, in cui la Preghiera, con la P maiuscola, passava un po' in secondo piano, rispetto alle esigenze turistiche e al souvenir religioso, sandalo francescano, rosario o statuetta che fosse.
Ho trovato più spiritualità un giorno a Deruta, quando a mezzogiorno, in una piazza deserta, entrando in un negozio la proprietaria mi ha chiesto scusa, ha chiesto di aspettare, perchè stava ascoltando l'angelus di Papa Francesco, in rispettoso silenzio. L'ho trovata nella chiesa di Pienza (sì, lo so che è in Toscana...) dove null'altro c'era per avvicinarsi a Dio se non un altare in pietra grezza, puro ed essenziale.
Forse questa mia "delusione" è nata perchè ho cercato fuori quando la vera ricerca e la vera scoperta è solo ed esclusivamente dentro di noi e le possiamo raggiungere se siamo davvero pronti ad ascoltare, senza farsi distrarre. Eppure sono anche convinta che ci siano dei luoghi speciali, che ti avvicinano e che creano un'atmosfera più consona al raccoglimento, creando una sorta di coscienza spirituale comune. Pensavo di trovarlo ad Assisi ma non l'ho trovato: ero io con aspettative troppo grandi, era agosto che porta ad essere più effimeri, o mancava davvero?
Non lo so: ci sto ancora riflettendo. Ma il solo fatto di rifletterci lo trovo positivo. E San Francesco rimane nel cuore.
Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
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mercoledì 25 settembre 2013
HO SCOPERTO IL BRUNCH!
Meglio tardi che mai, dirà qualcuno.
Ma ero prevenuta: ho sempre associato il brunch ad un vago atteggiamento di snobismo un pò fighettino. Modello cabinotto (chi è di Torino sa che cosa vuole dire...) che alla domenica fa il brunch da Lutece..
Sbagliavo. O meglio...vissuto in ambiente familiare e in allegria, ha sicuramente un gusto più democratico, anche se molto calorico (con buona pace dei trigliceridi e della glicemia!).
La scena è questa: un giorno torno da Bologna in treno, stanca morta, e mi chiama la mia amica Sandra, sposata con Tom, newyorkese doc, e ci invita domenica a fare il brunch da loro verso le 11,30. Mi rivitalizzo.
Prima questione: se qualcuno ti invita ad un brunch, che cosa porti? Vino no, dolce tendenzialmente no. Biscotti? succo di frutta? Io alla fine ho ripiegato per una dolcissima piantina di roselline bianche!
Seconda questione: se hai un bambino di 5 anni che ha già fatto colazione, rassegnati comunque a fargli un piatto di pasta.
Arriva domenica e alle 11,30 ci presentiamo: il profumo di pancake è spettacolare!
Ma tutto il rito ha un sapore meraviglioso: pancakes, nome in codice "le frittelle di Paperino", scrambled eggs, bacon (non avete idea di quanto buono era!!!!), sciroppo d'acero, caffè americano e cocktail mimosa. E poi frutta ed una torta al cioccolato rigorosamente a forma di cuore.Non ho fatto il conto delle calorie, ma ero convinta che questa fosse la colazione dei boscaioli americani prima di andare a tagliare qualche albero (d'altronde, il mio bisnonno che lavorava nelle risaie mangiava il "salam dladuia").
Invece no: il brunch nasce intorno agli anni 60 quando la vita sociale più intensa aveva creato i primi ritmi alterati...e così la domenica ci si svegliava più tardi, troppo avanti per la colazione, troppo presto per il pranzo.
Ogni nazione personalizza il rito del brunch: in Francia non mancano mai i croissant, in America i Muffin, in Italia è un tripudio di ricette varie ed eventuali, tra torte salate e dolcetti, per non venir meno alla nostra creatività culinaria.
Presa ormai dall'interesse, sono andata a curiosare in un libro di ricette Disney, "Ricette da fiaba", che adoro perchè associa i piatti ai personaggi dei cartoni animati, illustrati e raccontati con poesia, e naturalmente c'è una sezione intera per breakfast e brunch: devo ancora capire perchè la Torta capovolta è del Drago Rutilante e il Muffin alle banane del Grillo Parlante, ma proverò a preparare il pane con uvette e semi di cumino di mr. Toad!

Vi dò ancora la ricetta del cocktail mimosa, e aggiungo una riflessione: non c'è brunch, happyhour, light lunch che tenga, se non c'è la compagnia giusta.
Perchè il calore e l'atmosfera che si creano chiaccherando con due cari amici, rendono più buono ogni pasto!
Ah, la ricetta:
COCKTAIL MIMOSA
4/10 di succo di arancia puro
6/10 di champagne ghiacciato (ma potete sostituirlo con un prosecco)
Occhio al colore...è il segreto del nome.
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giovedì 19 settembre 2013
LA VITA CHE AVRAI...
Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
tuoni di aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra...
Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che già estate
un treno per l'America senza fermate...
Avrai due lacrime più dolci da seccare
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline
avrai un legnetto di cremino da succhiare...
Ascoltavo questa canzone mentre tornavo a casa ieri dal lavoro: giornata tesa, tosta, difficile.
L'ho ascoltata dall'inizio e me la sono assaporata, parola per parola, l'ho visualizzata su di me, su mio figlio, forse con una consapevolezza mai avuta prima, e mi sono commossa. No, di più, ho pianto.
Sarà che ho capito che il mio piccolo bimbo sta crescendo, e che potrò aiutarlo meglio che posso ad affrontare la vita, ma poi dovrà viverla lui. Non potrò proteggerlo per sempre, come faccio adesso, quando cade e l'abbraccio della mamma risolve ogni dolore.
Avrai una donna acerba e un giovane dolore
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
avrai una sedia per posarti e ore
vuote come uova di cioccolato
ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato..
Arriveranno i primi amori, che adesso arrivano sempre prima, e probabilmente mi farà impazzire. Non mi racconterà nulla e si attaccherà al suo smartphone. Io dirò a mio marito che la ragazzina di turno non mi piace proprio, oppure che è deliziosa. Chi lo sa. Sicuramente sarò gelosa.
Ci saranno gli amici e le incomprensioni. Ci saranno le partite a calcetto con la pizza&birra dopo, goliardiche e allegre. Ci saranno le litigate. Ma gli auguro di trovare un AMICO, anche uno solo, con cui condividere la vita.
Perchè ad un certo punto i genitori stanno alla porta, ma fuori hai bisogno di qualcuno a fianco.
Avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando
ti fermerai sognando...
Avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza...
se amore amore avrai...
Gli auguro di amare, sempre e tanto, di non vergognarsi di farlo. Perchè questa è l'unica vera chiave del mistero dell'universo. Ognuno ama a suo modo, e spero che il suo possa essere un modo pieno e soprattutto senza paure.
Avrai parole nuove da cercare quando viene sera
e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po' di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse...
Avrai un lavoro da sudare
mattini fradici di brividi e rugiada
giochi elettronici e sassi per la strada
avrai ricordi ombrelli e chiavi da scordare...
Ci saranno Natali e feste, che magari passerà lontano e io penserò a lui volendolo vicino. Ma se sarà felice, lo sarò anch'io. Avrà momenti duri al lavoro e forse io non capirò neppure quale lavoro farà, come è successo a mia mamma quando ho iniziato l'esperienza in agenzia. Ma so che sarò orgogliosa di lui, e mi arrabbierò se non lo apprezzeranno: ma non glielo dirò mai, dicendogli di fare ancora meglio e di non lamentarsi.
Avrai carezze per parlare con i cani
e sarà sempre di domenica domani
e avrai discorsi chiusi dentro e mani
che frugano le tasche della vita
ed una radio per sentire che la guerra è finita...
Da grande me lo immagino sereno: lo spero con tutta me stessa. Che voglia studiare Scrittura creativa a New York, o fare l'impiegato sotto casa, il mio desiderio, che è quello di tutti i genitori, è che sia contento di se stesso. Che le tasche della sua vita siano piene di caramelle allo zucchero. E se non fosse così, che abbia la forza di affrontare quello che il destino gli ha riservato, con la grinta di cambiarlo un pò.
Prima o poi si allontanerà, ma lo sguardo di mamma e papà non lo abbandonerà mai.
E gli auguro di guardare la vita sempre con una scintilla di meraviglia.
Scusate, ma mi sono commossa di nuovo. Adesso tocca a voi.
http://www.youtube.com/watch?v=B3VLbcrTorg
martedì 10 settembre 2013
CLOUS ATLAS E LE CONSEGUENZE DELLE NOSTRE AZIONI
Una catena del DNA: è così che mi sono visualizzata Cloud Atlas, film recente a me fino a ieri sera sconosciuto, che spazia dal fantasy, al dramma alla commedia.
Sconosciuto come il libro da cui è tratto, l'Atlante delle Nuvole di David Mitchell, che andrò sicuramente a cercare.
5 secoli, 6 storie, una galleria di personaggi incredibili, dimensioni visive sempre diverse: un intreccio di racconti che si sviluppano con ritmi e ambientazioni diverse, che ti portano all'inizio a non capire nulla, poi a rimanere incollati allo schermo per cercare di capire di più, poi rassegnarsi a non trovare un filo unico ma mille intuizioni diverse. Si spazia dalla San Francisco degli anni 70, all'America ottocentesca della schiavitù, alla Seul effetto Matrix del 2144.
La mia storia preferita però è quella ambientata alla fine del mondo, in una rinnovata età della pietra, dove un'improbabile Halle Barry ("dispiaciuterrima") dialoga in modo surreale con Tom Hanks (non al massimo della "simpaticità") per ritrovare la libertà da una tribù assassina. Fantastico.
E' da molto che non vedo un film "memorabile" e per memorabile intendo un film che si fa ricordare per qualcosa di speciale, che sia una frase, una scena, una canzone, un richiamo storico o letterario.
Non necessariamente impegnato o complicato: per me, uno dei film più memorabili è Grease, ed ho detto tutto...(segue Dirty Dancing con "Nessuno può mettere Baby in un angolo", Angeli con le pistole con la scena della festa, Don Camillo in tutte le sue versioni: ognuno di noi avrà la sua personale lista).
Per me è stata una folgorazione. Incredibile. E confesso che, nonostante ma mia totale attenzione, probabilmente non ho compreso neppure fino in fondo il perchè e la morale di questo film. Anzi, se qualcuno mi può aiutare, gliene sarei grata. Ma mi ha travolto lo stesso.
Un film complesso, affascinante, al limite dell'onirico, costruito con grande attenzione, dove i personaggi, gli attori si sono sicuramente messi in gioco e anche, immagino, divertiti: ogni storia presenta sempre gli stessi attori in ruoli diversi, a volte truccati in modo irriconoscibile, con anime diverse. Il gioco è riconoscerli tutti: io non ci sono riuscita.
Ogni storia si porta dietro l'insegnamento che spesso la sopravvivenza richiede coraggio, e lo possiamo vedere anche nella vita di tutti i giorni, quando anche solo per sopravvivere in ufficio occorre mettere in campo risorse incredibili. Ogni incontro suggerisce una nuova direzione, verso un nuovo confine, che è una convenzione, e va superata. Ogni nostra azione comporta una conseguenza e la sua responsabilità.
Ma una frase del film mi è rimasta in mente. In una delle storie uno schiavo di colore viene frustato, violentemente, a lungo, sotto gli occhi di un giovane mercante americano allibito. Lo schiavo è esausto, stremato, ma apre gli occhi e li incolla a quelli del ragazzo. Tempo dopo, su un galeone, i due si ritrovano e il giovane chiede allo schiavo perchè lo aveva guardato.
"Dolore è forte, ma occhio di amico più forte" la risposta.
L'occhio che nel momento del dolore non ci molla e ci tiene su e ci dà la forza di superarlo. L'occhio che tutti vorremo.
Allora, adesso andate a dare un occhio al trailer.
Buona visione!
http://cloudatlas.warnerbros.com
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mercoledì 4 settembre 2013
CHE SAPORE HA IL RITORNO?
Amaro, dolce, salato o addirittura piccante?
Il ritorno dalle vacanze può avere davvero molti sapori, a seconda di quello che ci aspetta al lavoro, a scuola, o delle esperienze che abbiamo vissuto nei nostri giorni di riposo.
Per me ha sempre avuto il sapore dell'entusiasmo e per fortuna passano gli anni ma questa sensazione non cambia. Superati i primi momenti di nostalgia del mare (no, la montagna d'estate no...) la ripartenza mi ha sempre coinvolto emotivamente: io dico che l'anno dovrebbe cominciare a settembre, non a gennaio.
I buoni propositi hanno sempre avuto un'anima settembrina: quando andavo a scuola era la fiera delle intenzioni positive, disattese in realtà dopo un mese. E che dire della ricerca del nuovo diario? un vero rito. Ancora adesso compro l'agenda a settembre e mi emoziono quasi: il problema è riuscire a trovarne una usabile in ufficio, perchè tra Smemo, Comix, Invicta e Holly Hobbie (tornata di gran moda, per la gioia delle romantiche) è difficile non sembrare un'adolescente fuori età.

Quest'anno poi sono tornata dalle vacanze con il trip della casa e questo ha terrorizzato non poco il marito. Vi ricordate il comico di Zelig, quello che faceva anche il professore, e che raccontava con il terrore negli occhi le proposte della moglie (detta crostatina) di modificare casa? Ecco la situazione è più o meno questa.
Sarà perchè faccio parte su Facebook di un gruppo chiuso dedicato alla passione per l'ordine (nessun commento, please...si chiama Paroladordine ed è una miniera di consigli e informazioni, di condivisioni e aiuti ...davvero eccezionale, ve ne parlerò meglio) che ha alimentato la mia vena organizzativa da vera Vergine, ma ho deciso di ribaltare casa e fare una marea di lavori. Si passa dal sistemare la mansarda dando l'impregnante al legno delle travi, al riorganizzare tutte le foto (a cui è dedicato uno spazio apposito in un mobile, ovviamente), a installare il decalcificatore dell'acqua, fino alla creazione di un'area ufficio con il cartongesso. Ah, mi sono dimenticata il bianco nelle scale...ma questo non è stato ancora comunicato in famiglia!
Nel frattempo mi sono già informata per un corso di inglese, ho scaricato il programma di settembre e ottobre del Circolo dei lettori (ci sono anche dei bellissimi incontri per i bambini), mi sono ripromessa di provare una ricetta nuova a settimana, ed ho fatto l'elenco delle cene e degli inviti che vorrei fare. Giuro.
Non credo di riuscire a fare tutto, ma è bello almeno pensarci, provarci, o comunque capire che ci sono tante cose belle e interessanti da fare e da scoprire, da conoscere e vedere. Che non si finisce mai. Che il mondo è pieno di opportunità. Che bisognerebbe avere il doppio del tempo, probabilmente dei soldi, e delle energie. Al corso di inglese mi fermerò al livello principianti, cucinerò sempre la mia solita amatriciana e la domenica pomeriggio andrò al cinema invece di mettere in ordine. Ma va bene così!
A tutti, un buon rientro, allegro ed entusiasmante!
Magari con un'agenda rosa 18 mesi di Moleskine....
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